Il nome Hèkos richiama gli echi del passato.
Le voci, le scelte e le intuizioni delle generazioni che hanno costruito Colle Picchioni e che, nel tempo, continuano a risuonare nel presente.
Hèkos nasce da questa idea: che la tradizione non sia qualcosa da replicare, ma da ascoltare. Un’eredità viva, capace di ispirare nuove visioni, nuove interpretazioni, nuove sfide. È così che le pratiche del passato diventano materia per il futuro, e la memoria si trasforma in innovazione.
Questo concetto attraversa più vini dell’azienda.
Ma nel caso di Hèkos Rosato, prende una forma precisa e coraggiosa.
Produrre un rosato da Cabernet Franc non è una scelta scontata. È una sfida tecnica, stilistica e identitaria. Un vitigno storicamente legato a vini di struttura, profondità e carattere, lontano dall’immaginario più immediato del rosato. Ed è proprio qui che entra in gioco la visione di Valerio Di Mauro.
Come era accaduto anni prima con Paola Di Mauro, anche qui c’è il desiderio di mettersi in discussione, di esplorare una strada non battuta. Non per provocazione, ma per convinzione. Valerio sceglie di affrontare questa sfida ascoltando il territorio, il vitigno e le possibilità che emergono solo quando si accetta il rischio della sperimentazione.
Hèkos Rosato diventa così il simbolo di una ricerca contemporanea: un vino che tiene insieme memoria e visione, rispetto e libertà, precisione e sensibilità. Un’espressione che parla il linguaggio del presente senza dimenticare da dove viene.
Il riconoscimento arriva in modo naturale, ma carico di significato.
Proprio Daniele Cernilli, che anni prima aveva accompagnato momenti chiave della storia di Colle Picchioni, premia Hèkos Rosato come “Rosato dell’Anno” nella guida DoctorWine 2026.
È un momento che va oltre il premio in sé.
Arriva nell’anno del 50° anniversario di Colle Picchioni, e racconta un cerchio che si chiude: tra passato e presente, tra chi ha contribuito a costruire l’identità dell’azienda e chi oggi ne porta avanti la visione attraverso nuove sfide.
Hèkos Rosato non è solo un rosato.
È un’eco che continua a vibrare.
Ed è la dimostrazione che ascoltare il passato può essere il modo più autentico per immaginare il futuro.